A Tichon era nota l'abitudine del principe di esprimere talvolta ad alta voce i propri pensieri: perciò accolse con aria impassibile lo sguardo interrogativo e adirato della faccia che riemergeva sopra la camicia da notte.
«Sono andati a letto?» domandò il principe.
Come tutti i bravi domestici, Tichon indovinava a volo i pensieri del suo padrone. Intuì subito che egli si riferiva al principe Vasilij e a suo figlio.
«Sono andati a letto e hanno spento il lume, eccellenza.»
«Non importa, non importa...» borbottò in fretta il principe; infilò i piedi nelle pantofole, le braccia nella veste da camera e si avvicinò al divano sul quale dormiva.
Sebbene Anatol' e M.lle Bourienne non si fossero detti nulla, essi si erano capiti alla perfezione per quanto riguardava la prima parte del romanzo, ossia fino all'apparire della pauvre mère; avevano capito che bisognava dirsi molte cose in segreto e perciò fin dal mattino seguente cercarono l'occasione per vedersi da soli. Mentre la principessina, alla solita ora, si recava dal padre, M.lle Bourienne s'incontrava con Anatol' nel giardino d'inverno.
Quel giorno la principessina Mar'ja si avvicinò con particolare trepidazione alla porta dello studio. Le sembrava che non soltanto tutti sapessero che quel giorno si decideva il suo destino, ma sapessero anche che lei ci pensava realmente. Leggeva quest'espressione sul volto di Tichon e del cameriere del principe Vasilij, che la incontrò nel corridoio mentre portava dell'acqua calda e le fece un profondo inchino.
Quella mattina il vecchio principe fu molto affettuoso e premuroso con la figlia. Ma la principessina Mar'ja conosceva benissimo quella sua