espressione premurosa. Era l'espressione che appariva sul suo viso quando lei non capiva un problema aritmetico: allora le sue secche mani si stringevano a pugno per il disappunto, si alzava in piedi allontanandosi da lei e ripeteva più volte a voce bassa le stesse parole.
Egli affrontò subito la questione e le rivolse la parola dandole del voi.
«Mi hanno fatto una proposta a vostro riguardo,» disse, sorridendo in modo innaturale. «Voi, credo, avete intuito,» proseguì, «che il principe Vasilij è venuto qui e ha portato con sé il suo allievo (chissà perché il principe Nikolaj Andreeviè chiamava Anatol' "allievo") non certo per i miei begli occhi. Ieri mi hanno fatto una proposta a vostro riguardo. E, siccome voi conoscete le mie regole, io mi rimetto a voi.»
«Come devo intendere le vostre parole, mon père?» esclamò la principessina, arrossendo e impallidendo.
«Come "intendere"?» gridò adirato Nikolaj Andreeviè. «Il principe Vasilij ti trova di suo gusto come nuora e domanda la tua mano in nome del suo allievo. Ecco cosa c'è da "intendere"! Come sarebbe a dire, "intendere"? Sono io che domando a te.»
«Io non so come la intendiate voi, mon père,» mormorò in un bisbiglio la principessina.
«Io? io? Che cosa c'entro, io? Non vi preoccupate per me. Non sono io che devo sposarmi. Che ne pensate voi? Ecco quello che occorre sapere.»
La principessina capiva che il padre non vedeva la cosa di buon occhio, ma in quel momento la colse il pensiero che il destino della sua vita si sarebbe deciso ora o mai. Abbassò gli occhi per non vedere quello sguardo sotto il cui influsso sentiva di non poter pensare, ma, per antica abitudine, soltanto sottomettersi, e disse: