lettera, ma alla condizione che non lo raccontasse a nessuno.
«Parola d'onore,» disse Nataša facendosi il segno della croce, «non lo dirò a nessuno,» e corse subito da Sonja.
«Nikolen'ka... è stato ferito... una lettera...» esclamò trionfante e felice.
«Nicolas!» riuscì appena a proferire Sonja impallidendo all'istante.
Per la prima volta Nataša, accorgendosi dell'impressione che aveva prodotto in Sonja la notizia del ferimento di suo fratello, s'accorse del lato triste di quella notizia.
Si precipitò verso Sonja, l'abbracciò e scoppiò a piangere.
«È un po' ferito, ma è stato promosso ufficiale; adesso sta bene, è lui stesso che scrive,» diceva fra le lacrime.
«Ecco, si vede proprio che voi donne siete tutte piagnucolone,» disse Petja, che camminava per la stanza a grandi passi decisi. «Io sono molto contento anche così; sul serio, sono proprio contento che mio fratello si sia distinto. Voi siete delle piagnucolone, non capite niente.»
Nataša sorrise attraverso le lacrime.
«Tu non hai letto la lettera?» domandò Sonja.
«Non l'ho letta, ma Anna Michajlovna ha detto che ormai tutto è passato e che è già ufficiale...»
«Dio sia ringraziato,» disse Sonja facendosi il segno della croce. «Ma se ti avesse mentito? Andiamo da maman.»
Petja camminava per la stanza in silenzio.
«Se ci fossi stato io al posto di Nikoluška, ne avrei uccisi ancora di più di quei francesi,» disse; «sono così odiosi! Ne avrei ammazzati tanti da farne una montagna.»
«Sta' zitto, Petja, come sei stupido!...»