«Non sono io che sono stupido, ma quelle, che piangono per delle stupidaggini,» disse Petja.
«Tu te lo ricordi?» domandň a un tratto Nataša dopo un minuto di silenzio. Sonja sorrise.
«Se mi ricordo di Nicolas?»
«No, Sonja; dico se lo ricordi proprio bene, in modo da ricordare tutto,» continuň Nataša con un gesto enfatico, per dare alle sue parole il piů serio dei significati. «Anch'io ricordo Nikolen'ka,» disse. «Lo ricordo, mentre Boris non me lo ricordo piů. Non mi ricordo piů niente...»
«Come? Non ricordi Boris?» domandň Sonja meravigliata.
«Non č che non me ne ricordi. So com'č, ma non me ne ricordo come di Nikolen'ka. Lui se chiudo gli occhi lo vedo, mentre Boris no (e Nataša chiuse gli occhi), no, niente!»
«Ah, Nataša!» disse Sonja, guardando con uno sguardo rapito e solenne la sua amica, come se la ritenesse indegna di ascoltare quello che lei voleva dire, e come se parlasse a un'altra persona, con la quale non fosse lecito scherzare. «Mi sono legata a tuo fratello, e qualunque cosa succeda a lui o a me, lo amerň per tutta la vita.»
Nataša guardava Sonja con occhi meravigliati e taceva. Sentiva che quello che aveva detto Sonja era la veritŕ, che un amore come quello di cui parlava Sonja doveva esistere, ma Nataša non aveva provato ancora nulla di simile. Era convinta che potesse accadere, ma non lo capiva.
«Gli scriverai?» domandň.
Sonja si fece pensierosa. Se e come dovesse scrivere a Nicolas era appunto l'interrogativo che la tormentava. Adesso che lui era ormai un ufficiale, un eroe ferito, da parte sua sarebbe stato bene richiamarlo al