Il conte mise l'orecchio alla serratura e rimase in ascolto.
Dapprima udì il suono di frasi indifferenti, poi il solo suono della voce di Anna Michajlovna che faceva un lungo discorso; poi un grido, poi un silenzio, poi di nuovo le voci che parlavano con tono allegro. Alla fine ci furono dei passi e Anna Michajlovna aprì la porta al conte. Sul volto di Anna Michajlovna c'era l'espressione soddisfatta del chirurgo che ha appena terminato una difficile amputazione e introduce il pubblico affinché possa apprezzare la sua maestria.
«C'est fait,» disse al conte, indicando con gesto solenne la contessa che in una mano teneva la tabacchiera col ritratto e nell'altra la lettera, e premeva sulle labbra ora l'una ora l'altra.
Vedendo il conte, essa gli tese le braccia, abbracciò la sua testa calva e, al di sopra della testa del marito, guardò di nuovo la lettera e il ritratto. Poi, per premerseli di nuovo sulle labbra, respinse leggermente la testa calva. Vera, Nataša, Sonja e Petja entrarono nella stanza e cominciò la lettura della lettera. Descriveva brevemente la marcia di trasferimento e le due battaglie alle quali Nikoluška aveva preso parte, annunciava la promozione a ufficiale, e diceva che baciava le mani a maman e a papa, chiedendo la loro benedizione; baciava Vera, Nataša e Petja. Inoltre mandava i suoi saluti a monsieur Schelling e a madame Schoss, alla njanja, e, infine, pregava di baciare per lui la cara Sonja, che amava sempre e di cui sempre si ricordava. Udendo ciò, Sonja diventò così rossa che le vennero le lacrime agli occhi. Incapace di resistere a tutti gli occhi che si erano posati su di lei, fuggì in sala e prese a correre da ogni parte, a girare su se stessa; poi col vestito gonfiato come un pallone, rossa e sorridente si buttò a sedere per terra. La contessa piangeva.