e un po' di sbieco. Avvicinandosi all'accampamento del reggimento di lzmajl, pensava come avrebbe stupefatto Boris e tutti i suoi colleghi con quell'aspetto da ussaro temprato dalle battaglie.
La Guardia aveva fatto tutta la marcia come fosse stata una passeggiata, sfoggiando la sua impeccabile tenuta e la sua disciplina. Le tappe erano brevi, gli zaini venivano trasportati dai carriaggi; per gli ufficiali le autorità austriache preparavano a ogni tappa magnifici pranzi. I reggimenti entravano e uscivano dalle città con la fanfara militare in testa, e quando erano in marcia (cosa di cui gli uomini della Guardia andavano fieri) per ordine del granduca gli uomini procedevano al passo e gli ufficiali a piedi ai loro posti. Durante tutto il tragitto Boris era stato sempre accanto a Berg, che era già stato promosso comandante di compagnia. Presa in consegna la sua compagnia, grazie alla sua efficienza e alla sua diligenza Berg si era subito guadagnato la fiducia dei superiori, e aveva anche potuto sistemare in maniera assai vantaggiosa i suoi affari economici. Boris durante la campagna aveva conosciuto molte persone che avrebbero potuto essergli di aiuto, e per mezzo della lettera di raccomandazione di Pierre che aveva portato con sé, aveva conosciuto il principe Andrej Bolkonskij, per i cui buoni uffici sperava di ottenere un posto presso lo stato maggiore del comandante supremo. Berg e Boris, eleganti e curati, si riposavano dopo l'ultima tappa diurna; erano seduti nel lindo alloggio che era stato loro assegnato, davanti a un tavolino rotondo, e giocavano a scacchi. Berg teneva fra le ginocchia la pipa accesa; Boris, con l'abituale diligenza, riordinava le pedine con le sue mani bianche e sottili aspettando la mossa di Berg, e guardava la faccia del suo partner, evidentemente concentrato nel gioco, perché egli pensava sempre e soltanto a ciò che stava facendo.