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uscì dalla stanza con un gradevole sorriso sulle labbra.   
   «Ah, che animale sono, però!» brontolò Rostov leggendo una delle lettere.   
   «Perché, che cosa c'è?»   
   «Ah, che porco sono, a non aver mai scritto una volta sola e ad averli spaventati così. Ah, che porco sono!» ripeté, arrossendo. «Suvvia, manda Gavrila a prendere del vino! Su, beviamo!» disse.   
   Alle lettere dei parenti era acclusa anche una lettera di raccomandazione per il principe Bagration che la vecchia principessa si era procurata da certi conoscenti dietro consiglio di Anna Michajlovna; la mandava al figlio con la preghiera di farla recapitare al destinatario e di valersene.   
   «Che sciocchezza! Non ne ho proprio bisogno,» disse Rostov gettando la lettera sul tavolo.   
   «Perché la butti via?» domandò Boris.   
   «È una lettera di raccomandazione. Che diavolo me ne faccio, io, di questa lettera?»   
   «Come, che te ne fai della lettera?» disse Boris, raccogliendola e leggendo l'indirizzo. «Questa lettera ti può servire moltissimo.»   
   «A me non serve nulla, e non andrò a fare l'aiutante da nessuno, io.»   
   «E perché, poi?» domandò Boris.   
   «È una carica da lacchè!»   
   «Sei sempre lo stesso sognatore, come vedo,» disse Boris scuotendo la testa.   
   «E tu sei sempre lo stesso diplomatico. Ma cambiamo discorso... E tu come ti trovi, piuttosto?» domandò Rostov.   
   «Lo vedi. Finora tutto è andato bene; ma confesso che mi piacerebbe

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