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nuovo a Boris, «parleremo poi,» e si rivolse a guardare Rostov. «Venite da me dopo la rivista; faremo tutto quanto è possibile.»   
   Volse lo sguardo per la stanza, poi tornò a rivolgersi a Rostov, il cui stato di invincibile, infantile turbamento ora mutatosi in irritazione, il principe Andrej non s'era nemmeno degnato di notare, e disse:   
   «Mi sembra che voi steste raccontando della battaglia di Schöngraben. Voi c'eravate?»   
   «Sì, c'ero,» rispose Rostov adirato, quasi a voler offendere col suo tono l'aiutante di campo.   
   Bolkonskij si accorse dello stato d'animo dell'ussaro, e la cosa gli riuscì divertente. Sorrise con espressione lievemente sprezzante. «Sì! Adesso circolano molti racconti su quello scontro.»   
   «Sì, molti!» confermò a voce vibrata Rostov, che ora guardava Boris, ora Bolkonskij con occhi densi di collera. «Sì, i racconti sono molti, ma i nostri sono i racconti di coloro che si sono trovati proprio sotto il fuoco del nemico; i nostri racconti hanno un peso ben diverso da quelli di certi prodi dello stato maggiore che ricevono ricompense senza far nulla.»   
   «Ai quali voi presumete che io appartenga, soggiunse con un sorriso tranquillo e garbato il principe Andrej.   
   Uno strano sentimento di irritazione, e nello stesso tempo di deferenza per la calma di quell'individuo si mescolava in quel momento nell'anima di Rostov.   
   «Io non parlo di voi,» disse, «io non vi conosco e, lo confesso, non desidero nemmeno conoscervi. Io parlo in genere di quelli dello stato maggiore.»   
   «Statemi a sentire,» lo interruppe il principe Andrej con tranquilla

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