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nome di Weirother, e perfino la parola «disposizioni».   
   «Dunque, mio caro, volete sempre diventare aiutante di campo? Ho pensato a voi, in questo frattempo.»   
   «Sì, avevo pensato,» disse Boris arrossendo involontariamente, «di pregare il comandante in capo; egli ha avuto dal principe Kuragin una lettera in cui si parla di me; volevo pregarlo soltanto perché,» soggiunse, come scusandosi, «temo che la Guardia non prenda parte alle operazioni militari.»   
   «Bene, bene! Parleremo di tutto,» disse il principe Andrej, «permettete soltanto che annunci questo signore, e poi sono tutto vostro.»   
   Mentre il principe Andrej andava ad annunciare il paonazzo generale, questi, che evidentemente non condivideva le opinioni di Boris sui vantaggi della gerarchia non scritti, teneva costantemente gli occhi fissi sull'insolente alfiere che gli aveva impedito di finire il discorso con l'aiutante; tanto che Boris finì per sentirsi a disagio. Si volse dall'altra parte e attese con impazienza che il principe Andrej tornasse dallo studio del comandante supremo.   
   «Ecco che cosa ho pensato per voi,» disse il principe Andrej, quando furono entrati nel salone del clavicembalo. «Dal comandante in capo è inutile che andiate,» spiegò, «lui avrebbe per voi molte espressioni gentili, vi inviterebbe a pranzo («be', questo non sarebbe male per la mia carriera secondo quell'altra gerarchia,» pensò Boris), ma per voi non verrebbe fuori altro; noi, aiutanti e ufficiali d'ordinanza, saremo presto un battaglione. Ecco invece che cosa faremo: io ho un buon amico, un'ottima persona, l'aiutante di campo principe Dolgorukov; e, sebbene voi possiate ignorarlo, è indubbio che oggi Kutuzov, il suo stato maggiore e noi tutti non contiamo nulla: tutto adesso si concentra nelle mani dello

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