zar. Dunque, andiamo insieme da Dolgorukov, dato che anch'io devo fare una scappata da lui. Gli ho già parlato di voi; vedremo così se lui riuscirà a sistemarvi presso di sé o in qualche altro posto, là, più vicino al sole.»
Il principe Andrej si animava sempre in modo particolare quando dava consigli a un giovane e cercava di aiutarlo a riuscire in società. Con il pretesto di prestare ad altri un aiuto che per orgoglio egli non avrebbe mai accettato per sé, egli infatti si accostava a quella sfera che dava il successo e che lo attirava. Per questo si occupava di buon grado di Boris, e insieme con lui andò dal principe Dolgorukov.
Era già sera inoltrata quando entrarono nel castello di Olmütz, ove erano alloggiati i due imperatori e il loro seguito.
Quello stesso giorno c'era stato un consiglio di guerra al quale avevano partecipato tutti i membri dell'Hofkriegsrat ed entrambi gli imperatori. Al consiglio, contrariamente all'opinione dei vecchi, cioè di Kutuzov e del principe Schwarzenberg, si era deciso di passare subito all'offensiva e di dare battaglia a Bonaparte in campo aperto. Il consiglio di guerra era appena concluso, quando il principe Andrej accompagnato da Boris arrivò al castello per parlare al principe Dolgorukov. Tutti i personaggi del quartier generale si trovavano ancora sotto l'incanto del consiglio di guerra tenutosi quel giorno e conclusosi con la vittoria della tesi dei giovani. La voce dei temporeggiatori, che consigliavano di attendere ancora chissà che prima di sferrare l'attacco, erano state così soffocate all'unanimità, e i loro argomenti confutati da così indubbie dimostrazioni dei vantaggi dell'offensiva, che ciò di cui si era discusso al consiglio - la futura battaglia e la certa vittoria - non sembrava nemmeno appartenere all'avvenire, ma al passato. Tutti i vantaggi