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   «Mio caro, mi sembra che Bonaparte abbia proprio perduto la sinderesi. Sapete che oggi è arrivata una sua lettera indirizzata all'imperatore?» E Dolgorukov sorrise in modo significativo.   
   «Davvero? E che cosa scrive?» domandò Bolkonskij.   
   «Che cosa può scrivere? Tra la la, tra la la, la solita tiritera al solo scopo di guadagnar tempo. L'abbiamo nelle mani, ve lo dico io: questo è poco ma sicuro! Ma la cosa più divertente,» continuò scoppiando a ridere bonariamente, «è che noi non riuscivamo a escogitare l'indirizzo giusto per rispondergli. Se non al console, e, beninteso, neanche all'imperatore. Dunque al generale Buonaparte.»   
   «Ma fra il non riconoscerlo come imperatore e il chiamarlo generale Buonaparte c'è una bella differenza,» disse Bolkonskij.   
   «Qui sta il punto,» rispose prontamente Dolgorukov, ridendo e interrompendolo. «Voi conoscete Bilibin: è un uomo molto intelligente. Ebbene, lui ha proposto di indirizzarla "all'usurpatore e nemico del genere umano".»   
   E Dolgorukov scoppiò in un'allegra risata.   
   «Appena?» commentò Bolkonskij.   
   «Alla fine Bilibin ha trovato una formula seria per indirizzare la lettera. È un uomo spiritoso, intelligente.»   
   «E cioè?»   
   «Al capo del governo francese, au chef du gouvernement français,» disse serio e soddisfatto il principe Dolgorukov. «Ben trovata, no?»   
   «Sì, ma non credo che l'apprezzerà molto,» osservò Bolkonskij.   
   «Oh, moltissimo anzi! Mio fratello lo conosce: ha pranzato più d'una volta da lui, dall'attuale imperatore, a Parigi, e mi ha detto di non aver mai conosciuto un diplomatico più raffinato e più astuto. Una mescolanza

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