ebbero l'ordine di avanzare. A Wischau, una piccola cittadina tedesca, Rostov vide ancora una volta l'imperatore. Sulla piazza della cittadina, dove prima dell'arrivo del sovrano c'era stato uno scambio di fucilate abbastanza nutrito, giacevano morti e feriti che ancora non si era riusciti a raccogliere. L'imperatore, circondato da un seguito di militari e di civili, cavalcava una cavallina saura inglese (non la stessa, però, che aveva cavalcato alla rivista) e chinandosi da una parte, reggendo con un gesto grazioso l'occhialino d'oro, guardava attraverso la lente un soldato che giaceva bocconi, senza chepì, il capo insanguinato. Il soldato ferito era così sudicio, volgare e ripugnante, che Rostov si sentì urtato per quella sua vicinanza all'imperatore. Rostov vide le spalle un po' curve dell'imperatore trasalire come per un brivido di freddo e cominciò a fremere convulsamente con lo sperone contro il fianco del cavallo mentre questo, abituato a quello stimolo, si guardava attorno indifferente, senza muoversi. Un aiutante di campo smontò da cavallo, prese il soldato sotto le ascelle e si accinse a deporlo su una barella che sopraggiungeva in quel momento. Il soldato emise un gemito.
«Adagio, adagio, non si può fare più adagio?» esclamò il sovrano, evidentemente soffrendo più di quel soldato moribondo; e si allontanò.
Rostov vide le lacrime che gli colmavano gli occhi e, mentre si allontanava, lo udì che diceva in francese a Czartorizski:
«Che cosa orribile è la guerra, che cosa orribile! Quelle terrible chose que la guerre!»
Le truppe dell'avanguardia si disposero davanti a Wischau, in vista degli avamposti nemici che durante tutta la giornata continuarono a cedere progressivamente terreno a ogni minima sparatoria. All'avanguardia fu annunciato il compiacimento dell'imperatore, promesse ricompense, e agli