ma, incontrato lo sguardo significativo, che in realtà non significava nulla, di Miloradoviè, li riabbassò tristemente e riprese a far girare la tabacchiera..
«Une leçon de géographie,» disse come fra sé, ma abbastanza forte perché tutti lo udissero.
Przebyszewski, con cortese ma dignitosa deferenza, piegava l'orecchio con la mano verso Weirother e aveva l'aspetto di una persona che presti la più assorta attenzione. Il piccolo Dochturov sedeva proprio di fronte a Weirother con aria diligente e discreta e, chino sulla carta aperta, studiava coscienziosamente la disposizione e la località che gli era ignota. Chiese varie volte a Weirother di ripetere certe parole che non aveva udito bene e i difficili nomi dei villaggi. Weirother soddisfaceva il suo desiderio e Dochturov prendeva appunti.
Quando la lettura, durata più di un'ora, fu conclusa, Langeron fermò di nuovo il moto della tabacchiera, e senza guardare Weirother né alcuno in particolare cominciò a dire quanto fosse arduo eseguire simili disposizioni, nelle quali la posizione del nemico era data come nota, mentre poteva non esserlo affatto, giacché il nemico era in movimento. Le obiezioni di Langeron erano sostanziali, ma era palese che lo scopo di quelle obiezioni consisteva soprattutto nel desiderio di far sentire al generale Weirother, che aveva letto la sua disposizione con tanta sicurezza, come avesse avuto davanti degli scolaretti, che egli non aveva a che fare con degli imbecilli, ma con persone che avrebbero potuto insegnare anche a lui l'arte della guerra. Quando il suono monotono della voce di Weirother era taciuto, Kutuzov aveva aperto gli occhi, come un mugnaio che si desta non appena cessa il soporifero rumore delle ruote del mulino; ascoltò l'osservazione di Langeron e, come se dicesse: «State