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ancora parlando di codeste stupidaggini», si affrettò a richiudere gli occhi e lasciò cadere ancor più bassa la testa.   
   Sforzandosi di offendere Weirother, nel modo più velenoso possibile, nel suo amor proprio di autore di piani militari, Langeron prese a dimostrare che Bonaparte poteva benissimo attaccare invece di aspettare d'essere attaccato, e di conseguenza rendere inattuabili tutte quelle disposizioni. Ma a tutte le obiezioni Weirother rispondeva con un sorriso duro e sprezzante, preparato com'era a fronteggiare ogni obiezione, indipendentemente da quanto gli potessero dire.   
   «Se avesse potuto attaccarci, l'avrebbe fatto oggi stesso,» disse.   
   «Dunque voi pensate che sia sprovvisto di forze adeguate?» disse Langeron.   
   «È molto se ha quarantamila uomini,» rispose Weirother con il sorriso del medico al quale un ciarlatano vuol suggerire i mezzi di cura.   
   «In tal caso aspettando il nostro attacco va incontro alla sua rovina,» disse Langeron con un fine sorriso ironico, volgendosi di nuovo a guardare il suo vicino Miloradoviè per averne una conferma.   
   Ma evidentemente in quel momento Miloradoviè a tutto pensava fuorché a ciò di cui discutevano i generali.   
   «Ma foi,» disse, «vedremo domani ciò che accadrà sul campo di battaglia.»   
   Weirother ebbe un altro sogghigno, a significare quanto ritenesse strano e ridicolo dover controbattere delle obiezioni da parte di generali russi, e dover dimostrare ciò di cui non soltanto lui era pienamente convinto, ma di cui erano convinte persino le loro maestà imperiali.   
   «Il nemico ha spento i fuochi e dal suo campo giunge un rumore incessante,» disse. «Che significa questo? O esso si sta allontanando, e

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