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questa è l'unica cosa che noi dobbiamo temere, oppure cambia posizione. (E Weirother tornò a sorridere.) Ma anche se si attestasse a Türassa, non farebbe che facilitarci, e tutte le disposizioni resterebbero le stesse fin nei minimi particolari.»   
   «In che modo?» chiese il principe Andrej, che già da un pezzo aspettava l'occasione per manifestare i suoi dubbi.   
   Kutuzov si destò, tossì pesantemente e gettò un'occhiata ai generali.   
   «Signori, le disposizioni per domani - anzi per oggi, perché ormai è mezzanotte passata - non possono essere modificate,» disse. «Voi le avete ascoltate e noi tutti faremo il nostro dovere. E prima della battaglia non c'è niente di più importante... (fece una pausa) che fare una buona dormita.»   
   Fece l'atto d'alzarsi. I generali s'inchinarono e si allontanarono. Era già passata la mezzanotte. Il principe Andrej uscì.   
   Il consiglio di guerra, davanti al quale il principe Andrej non era riuscito, come sperava, ad esprimere la sua opinione, aveva lasciato in lui un'impressione confusa e inquietante. Non sapeva chi avesse ragione: Dolgorukov e Weirother, oppure Kutuzov, Langeron e tutti gli altri che non approvavano il piano d'attacco? Non lo sapeva.»   
   «Possibile che Kutuzov non avesse potuto manifestare apertamente all'imperatore le proprie idee? Possibile che tutto questo non potesse svolgersi in modo diverso? Possibile che, per considerazioni personali di cortigiani, si dovessero mettere a repentaglio decine di migliaia di vite, e anche la mia, la mia vita?» pensava.   
   «Sì, è possibilissimo che domani mi uccidano,» pensò ancora. All'improvviso, a questo pensiero della morte nella sua mente affiorarono tanti ricordi, i più lontani e i più intimi. Rammentò il congedo da suo

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