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padre e da sua moglie; ricordò i primi tempi del suo amore per lei; ricordò anche la sua gravidanza, e provò pietà per lei e per se stesso; uscì dalla piccola casa in cui abitava con Nesvickij in uno stato d'animo misto di nervosismo e di tenera agitazione e prese a passeggiare.   
   La notte era nebbiosa e il chiarore della luna filtrava misteriosamente attraverso la foschia. «Sì, domani, domani!» pensava. «Domani forse tutto sarà finito per me; tutti questi ricordi non esisteranno più, tutti questi ricordi per me non avranno più alcun senso. E domani forse - anzi sono sicuro, ne ho il presentimento - per la prima volta finalmente darò prova di ciò che posso fare.» E si figurò la battaglia, la disfatta, il concentrarsi dei combattimenti in un sol punto e lo scompiglio di tutti i comandi. Ed ecco quell'attimo felice, quella Tolone che lui aveva così a lungo atteso, ecco che ora gli si presentava. Lui esprimeva con chiara fermezza la propria opinione a Kutuzov, e a Weirother, alle loro maestà imperiali. Tutti erano colpiti dalla giustezza delle sue considerazioni, ma nessuno si assumeva la responsabilità di tradurle in atto; ed ecco che lui prendeva un reggimento, una divisione, poneva la condizione che nessuno interferisse nelle sue decisioni e conduceva la sua divisione nel punto decisivo e da solo riportava la vittoria. «E la morte? E le sofferenze?» diceva un'altra voce. Ma il principe Andrej non rispondeva a questa voce e continuava a preconizzare i suoi successi. Il piano della battaglia successiva veniva elaborato da lui solo. Egli era solo un ufficiale dello stato maggiore di Kutuzov, ma lui solo faceva tutto. La battaglia successiva veniva vinta da lui solo. Kutuzov era destituito, e al suo posto veniva nominato lui... «Ebbene... e poi?» diceva di nuovo l'altra voce. «E poi? Anche se prima di tutto questo non sarai stato ferito dieci volte, ucciso o ingannato, ebbene: e poi?» «Ebbene, poi...»

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