luminescente nella nebbia era meno pericoloso, perché si potevano distinguere meglio le persone.
«Seguitemi,» disse. Attraversò la strada e cominciò a salire al galoppo su per l'altura, verso il punto dove la sera prima c'era un picchetto francese.
«Vossignoria, eccolo!» esclamò dietro di lui uno degli ussari.
E prima che Rostov avesse il tempo di distinguere una figura che improvvisamente s'era delineata nera nella nebbia, brillò una fiamma, risuonò uno sparo e una pallottola, come lamentandosi di qualcosa, ronzò alta nella nebbia e volò via, e si perdette nel silenzio. Un altro fucile fece cilecca, ma una fiammella lampeggiò nel focone. Rostov girò il cavallo e tornò indietro al galoppo. A vari intervalli echeggiarono ancora quattro spari e le pallottole cantarono su diversi toni, qua e là nella nebbia. Rostov trattenne il cavallo, messo in allegria come lui dagli spari, e procedette al passo. «Su, ancora, ancora!» diceva nella sua anima una voce allegra. Ma non ci furono altri spari.
Soltanto nell'avvicinarsi a Bagration Rostov spinse di nuovo il cavallo al galoppo e, tenendo la mano alla visiera, gli si accostò.
Dolgorukov continuava a insistere nella sua opinione, a sostenere che i francesi si erano ritirati e avevano acceso i fuochi solo per trarci in inganno.
«E questo che cosa dimostra?» disse, mentre Rostov si avvicinava. «Possono essersi ritirati e aver lasciato dei picchetti.»
«Si vede che non si sono ancora ritirati tutti, principe,» disse Bagration. «A domattina: domani sapremo tutto.»
«Sulla collina c'è un picchetto, eccellenza, nello stesso punto dov'era ieri sera,» riferì Rostov, piegandosi in avanti e tenendo la mano alla