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   «D'un fiato, altrimenti è perduta,» gridava un quarto.   
   «Jakov! Porta una bottiglia, Jakov!» gridava il padrone di casa, un bel giovane alto che stava in piedi in mezzo al gruppo con la sola camicia indosso, aperta sul petto. «Fermi, signori. Ecco qui anche il nostro caro Petruška,» disse poi, volgendosi verso Pierre.   
   Un'altra voce, quella di un uomo non molto alto dai limpidi occhi cerulei, che fra tutte quelle voci da ubriachi colpiva per il suo tono perfettamente lucido, si mise a gridare dalla finestra: «Vieni qui, da' il via alla scommessa!»   
   Era Dolochov, ufficiale del reggimento di Semënov, famoso giocatore e spadaccino, che abitava insieme ad Anatol'. Pierre sorrideva guardandosi allegramente intorno.   
   «Non capisco. Di che si tratta?» domandò.   
   «Fermi, lui non è ubriaco. Date qua una bottiglia,» disse Anatol'; prese dalla tavola un bicchiere e si avvicinò a Pierre.   
   «Prima di tutto bevi.»   
   Pierre prese a bere un bicchiere dopo l'altro, dando ogni tanto un'occhiata agli ospiti ubriachi, che di nuovo si erano accalcati davanti alla finestra, e porgendo l'orecchio ai loro discorsi. Anatol', versandogli il vino, gli raccontava che Dolochov aveva fatto una scommessa con l'inglese Stievens - un ufficiale di marina lì presente - che lui, Dolochov, avrebbe tracannato una bottiglia di rhum stando seduto sulla finestra del terzo piano con le gambe penzoloni nel vuoto.   
   «Su, bevila tutta,» disse Anatol' porgendo l'ultimo bicchiere a Pierre, «altrimenti non ti lasciò andare!»   
   «No, non ne ho voglia,» rispose Pierre, e scostando Anatol' si avvicinò alla finestra.   

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