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   Alle otto Kutuzov arrivò a cavallo a Pratzen, alla testa della quarta colonna di Miloradoviè, che doveva prendere il posto delle colonne di Przebyszewski e di Langeron già discese in basso. Salutò gli uomini del reggimento di testa e diede l'ordine di mettersi in marcia, mostrando così che aveva l'intenzione di condurre egli stesso quella colonna. Giunto a Pratzen si fermò. Il principe Andrej stava dietro di lui, nel gruppo numerosissimo di persone che costituivano il seguito del comandante supremo. Il principe Andrej si sentiva agitato, irritato e al tempo stesso contento e tranquillo, come lo è un uomo allo scoccare di un momento da gran tempo desiderato. Egli era fermamente convinto che quello sarebbe stato il giorno della sua Tolone o del suo Ponte d'Arcole. Come, non lo sapeva, ma era fermamente convinto che sarebbe accaduto. La configurazione del terreno e la posizione delle nostre truppe gli erano note nella misura in cui potevano esser note a qualunque persona del nostro esercito. Quanto al suo personale piano strategico, che adesso evidentemente non era nemmeno pensabile di poter mettere in atto, l'aveva dimenticato. Adesso, immedesimandosi nel piano di Weirother, il principe Andrej rifletteva e faceva nuove considerazioni sulle eventualità che potevano prodursi e richiedere la sua prontezza di giudizio e la sua decisione.   
   Giù in basso, a sinistra, nella nebbia, si udiva la sparatoria fra corpi di truppe invisibili. Laggiù, secondo il principe Andrej, si sarebbe concentrata la battaglia, laggiù si sarebbe incontrato l'ostacolo. «Laggiù, appunto, io verrò mandato con una brigata o una divisione,» pensava; «e laggiù, con la bandiera in mano, andrò avanti e infrangerò ogni ostacolo davanti a me.»   
   Il principe Andrej non riusciva a guardare con indifferenza le bandiere dei battaglioni che sfilavano. Guardando una bandiera, gli veniva sempre

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