mezzosangue sauro; l'altro era in divisa bianca, in sella a un morello. Erano i due imperatori, col loro seguito. Kutuzov comandò l'«attenti» alle truppe ferme con l'affettazione di un vecchio soldato che si trova in linea e, facendo il saluto, si avvicinò all'imperatore. All'improvviso la sua figura e le sue maniere erano mutate. Aveva assunto l'aria di un subordinato che non ragiona di testa sua. Con un ossequio cerimonioso che colpì in modo palesemente sgradevole l'imperatore Alessandro, gli si accostò e fece il saluto con la sciabola.
Un'impressione sgradevole, come resti di nebbia in un cielo sereno, passò sul viso giovane e felice dell'imperatore, e quindi scomparve. Dopo la sua indisposizione, quel giorno era un po' più magro che non alla rivista di Olmütz, dove BoIkonskij l'aveva visto per la prima volta all'estero; ma nei suoi magnifici occhi grigi c'era la stessa affascinante fusione di maestosità e di mitezza, e sulle labbra sottili la stessa possibilità di esprimere i sentimenti più vari; e su tutto predominava l'espressione di benevola, innocente giovinezza.
Alla rivista di Olmütz egli era più maestoso; qui appariva più energico e allegro. Era un po' rosso in faccia per quelle tre miglia di galoppata; fermato il cavallo, emise un sospiro di sollievo e si volse a guardare i visi del suo seguito, giovani e animati quanto il suo. Czartoryzski, Novosil'cev, il principe Volkonskij, Stroganov e gli altri, tutti giovani, tutti riccamente vestiti, in sella a magnifici cavalli freschi e ben curati, solo un poco accaldati, si erano fermati dietro l'imperatore, chiacchierando e sorridendo. L'imperatore Franz, un giovane rubicondo, dal viso allungato, sedeva col busto straordinariamente impettito sul suo bel morello e si guardava attorno con aria tranquilla e assorta. Chiamò uno dei suoi aiutanti in bianca uniforme e domandò qualcosa. «Sta certo