«Ma noi non siamo sul Campo di Zarizin, dove non si comincia la parata finché tutti i reggimenti non sono arrivati, Michajl Larionoviè,» disse l'imperatore, tornando a fissare l'imperatore Franz come per invitarlo, se non a prender parte, almeno ad ascoltare ciò che lui diceva; ma l'imperatore Franz, continuando a guardarsi intorno, non l'ascoltava.
«È appunto per questo che non comincio, maestà,» disse Kutuzov con voce sonora, come per prevenire la possibilità di non essere capito; e di nuovo sul suo volto qualcosa tremò. «Appunto per questo non comincio, maestà; proprio perché non siamo a una parata e nemmeno sul Campo di Zarizin,» proferì in modo chiaro e ben distinto.
Tra il seguito dell'imperatore, tutte le facce, che subito si guardarono a vicenda, palesarono il disappunto e il rimprovero. «Per quanto vecchio, non dovrebbe permettersi di parlare in questo modo,» dicevano quelle facce.
L'imperatore guardò fisso negli occhi Kutuzov, aspettando che dicesse magari qualcos'altro. Ma Kutuzov, da parte sua, chinando rispettosamente il capo, pareva anch'egli attendere qualcosa. Questo silenzio si protrasse per circa un minuto.
«Del resto, se vostra maestà lo comanda...» disse Kuturov sollevando il capo e tornando di nuovo al tono di prima, il tono del generale ottuso che non ragiona, ma obbedisce.
Spronò il cavallo e, chiamato a sé il comandante della colonna Miloradoviè, gli trasmise l'ordine di avanzare.
Le truppe si rimisero in movimento; due battaglioni dei reggimento di Novgorod e un battaglione del reggimento di Apšeron sfilarono davanti all'imperatore.
Mentre il reggimento di Apšeron passava, il rubicondo Miloradoviè,