vetro.
«Su, prova tu, che sei forte,» disse allora rivolgendosi a Pierre.
Pierre afferrò le traversine, tirò e l'intelaiatura di quercia si staccò con fracasso, mezzo spaccata, mezzo divelta.
«Via tutto, altrimenti potrebbero pensare che mi reggo,» disse Dolochov.
«L'inglese bluffa... bene? Tutto fatto?...» disse Anatol'.
«Tutto fatto,» confermò Pierre guardando Dolochov il quale aveva preso la bottiglia e si avvicinava alla finestra che inquadrava il cielo luminoso nel quale alba e crepuscolo sembravano confondersi.
Reggendo in mano la bottiglia di rhum Dolochov balzò sulla finestra.
«Ascoltate!» gridò, in piedi sul davanzale, volto verso l'interno della stanza. Tutti ammutolirono.
«Scommetto,» (parlava in francese perché l'inglese lo capisse, e non parlava troppo bene in questa lingua). «Scommetto cinquanta imperiali... oppure volete cento?» soggiunse, rivolgendosi all'inglese.
«No, cinquanta,» disse l'inglese.
«Bene, allora scommetto per cinquanta imperiali che berrò l'intera bottiglia di rhum senza staccarla dalla bocca; la berrò tutta stando seduto fuori della finestra, esattamente in questo punto,» si chinò e mostrò il ripido aggetto del muro fuori della finestra, «e senza reggermi a niente... Va bene?...»
«Benissimo,» disse l'inglese.
Anatol' si volse verso l'inglese, lo afferrò per un bottone del frac e guardandolo dall'alto (l'inglese era basso di statura), cominciò a ripetergli in inglese le condizioni della scommessa.
«Aspetta,» gridò Dolochov, picchiando con la bottiglia sulla finestra