susseguirsi come inseguendosi fra loro e le fumate dei cannoni agglomerarsi, disfarsi e fondersi insieme. Nel fumo si distinguevano, dal brillare delle baionette, le masse della fanteria e le strette righe dell'artiglieria con i cassoni verdi.
Su un piccolo rialzo Rostov arrestò un istante il cavallo per guardare quello che succedeva; ma, per quanto aguzzasse la vista, non poté capire né distinguere nulla: c'erano uomini in movimento, laggiù nel fumo; reparti di truppe si muovevano avanti e indietro; ma perché? chi erano? dove andavano? Non si riusciva a capirlo. Questo spettacolo e questi rumori non soltanto non suscitavano in lui alcuna sensazione di scoraggiamento e di timore, ma, al contrario, accrescevano la sua energia e la sua risolutezza.
«Su, ancora, ancora, forza!» si disse mentalmente, prestando l'orecchio a quei rumori, e tornò a lanciarsi al galoppo lungo la linea, inoltrandosi sempre più nella zona delle truppe che già erano impegnate sulla linea del fuoco.
«Che cosa accade laggiù non lo so, ma andrà tutto bene!» pensava Rostov.
Oltrepassato un raggruppamento di truppe austriache, Rostov notò che la parte dello schieramento immediatamente successivo, cioè la Guardia, era già entrata in azione.
«Tanto meglio! Così potrò vedere da vicino,» pensò.
Cavalcava quasi rasente la prima linea. Alcuni uomini a cavallo avanzavano al galoppo verso di lui. Erano i nostri ulani della Guardia imperiale che in file disordinate tornavano da una carica. Rostov li oltrepassò; notò involontariamente che uno di essi era tutto macchiato di sangue. Poi continuò al galoppo. «Questo non mi riguarda!» pensò.