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   «Sembra quasi che mi compiaccia di approfittare del fatto che egli è solo e afflitto. In questo momento di tristezza, una persona sconosciuta gli può sembrare sgradevole e importuna; e poi, cosa posso dirgli adesso che, solo a guardarlo, mi manca il cuore e mi si inaridisce la bocca?» E non gli veniva in mente nessuna delle innumerevoli frasi che aveva composto nella sua immaginazione per rivolgersi al sovrano. Quelle frasi presupponevano quasi tutte altre condizioni; erano frasi da pronunciarsi in momenti solenni, di vittoria, in prevalenza mentre lui giaceva sul letto di morte per le ferite riportate, e il sovrano lo ringraziava per i suoi atti di eroismo, e lui, morendo, gli manifestava l'amore concretato dalle sue gesta.   
   «E poi, che cosa posso chiedere ora, all'imperatore, circa i suoi ordini per il fianco destro, quando sono già le quattro del pomeriggio e la battaglia è perduta? No, non debbo assolutamente avvicinarmi a lui, non debbo turbare la sua meditazione. Mille volte meglio morire anziché avere da lui uno sguardo malevolo, consentirgli di farsi una cattiva opinione di me,» decise Rostov; e si allontanò, col cuore colmo di tristezza e di disperazione e continuò a guardare l'imperatore che stava sempre immobile in quell'atteggiamento d'indecisione.   
   Mentre Rostov si abbandonava a queste considerazioni e si allontanava dall'imperatore, il capitano von Toll capitò per caso nello stesso posto e, visto il sovrano, gli si avvicinò senz'altro, gli offrì i suoi servizi e lo aiutò ad attraversare a piedi il fosso. L'imperatore, che si sentiva poco bene e desiderava riposare, sedette sotto un melo e Toll si fermò vicino a lui. Rostov vedeva da lontano, con invidia e rammarico, che von Toll parlava al sovrano, a lungo e con calore, e l'imperatore, certo piangendo, si era coperto gli occhi con una mano e stringeva la mano di

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