Indice   [800x750]    Website Info


Toll.   
   «Avrei potuto essere io al suo posto!» pensò Rostov, e frenando a fatica lacrime di pietà per la sorte del sovrano, seguitò ad allontanarsi in preda alla più completa disperazione, senza sapere dove andasse e perché.   
   La sua disperazione era tanto più forte in quanto sentiva che la causa del suo dolore stava nella sua stessa debolezza.   
   Avrebbe potuto... non solo avrebbe potuto, ma avrebbe dovuto avvicinarsi all'imperatore. E questa era stata l'occasione unica per mostrare all'imperatore la sua devozione. E lui non ne aveva approfittato... «Che cosa ho fatto?» pensò. Girò il cavallo e galoppò indietro verso il luogo dove aveva visto l'imperatore, ma oltre il fosso non c'era già più nessuno. Transitavano soltanto carri e carrozze. Da un conducente Rostov apprese che lo stato maggiore di Kutuzov non era lontano, appunto nel villaggio dove erano diretti i carriaggi. Rostov si avviò con loro.   
   Davanti a lui camminava lo stalliere di Kutuzov che conduceva alla briglia i cavalli con le gualdrappe. Dietro lo stalliere procedeva un carro, e dietro questo camminava il vecchio domestico dalle gambe storte, con la berretta e il pellicciotto corto.   
   «Tit, ehi, Tit!» diceva lo stalliere.   
   «Che c'è?» rispondeva distrattamente il vecchio.   
   «Tit! va' a battere il grano.»   
   «Imbecille!» disse il vecchio sputando rabbiosamente per terra. Passava qualche minuto di marcia silenziosa, poi lo scherzo si ripeteva, sempre uguale.   
   

Questo capitolo in: Inglese Francese Tedesco Avanti