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durante il trasporto e il sondaggio della ferita al posto di medicazione. Si riebbe soltanto verso la fine della giornata, quando lo trasportarono all'ospedale insieme con altri ufficiali russi feriti e prigionieri. Allora si sentì un poco più sollevato; poté guardarsi attorno e perfino parlare.   
   Le prime parole che udì quando tornò in sé furono quelle di un ufficiale francese di scorta che diceva in fretta:   
   «Bisogna fermarsi qui. Adesso passerà l'imperatore; gli farà piacere vedere questi signori prigionieri.»   
   «I prigionieri sono tanti, tutto l'esercito russo o quasi. Ormai devono essergli venuti a noia,» disse un altro ufficiale.   
   «Tuttavia dicono che costui era il comandante di tutta la Guardia dell'imperatore Alessandro,» replicò il primo, indicando un ufficiale russo ferito rivestito della bianca uniforme di cavaliere della Guardia.   
   Bolkonskij riconobbe il principe Repnin, che aveva conosciuto nei salotti di Pietroburgo. Accanto a lui c'era un altro ufficiale della Guardia, un ragazzo di diciannove anni, anch'egli ferito.   
   Bonaparte arrivò al galoppo e fermò il suo cavallo.   
   «Chi è il più alto di grado?» disse, guardando i feriti.   
   Fu pronunciato il nome del colonnello, il principe Repnin.   
   «Siete voi il comandante del reggimento dei cavalieri della Guardia dell'imperatore Alessandro?» domandò Napoleone.   
   «Io comandavo uno squadrone,» rispose Repnin.   
   «Il vostro reggimento ha compiuto con onore il suo dovere,» disse Napoleone.   
   «La lode di un grande condottiero è la migliore ricompensa per un soldato,» disse Repnin.   

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