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   «Sono lieto di accordarvela,» rispose Napoleone. «Chi è questo giovane accanto a voi?»   
   Il principe Repnin pronunciò il nome del sottotenente Suchtelen.   
   Dopo averlo guardato, Napoleone disse sorridendo:   
   «Il est venu bien jeune se frotter à nous.»   
   «La giovinezza non impedisce di essere valorosi,» proferì Suchtelen con voce rotta.   
   «Magnifica risposta,» disse Napoleone, «giovanotto, voi andrete lontano!»   
   Il principe Andrej, anch'egli messo in prima fila per rendere più completo questo trofeo di prigionieri, proprio sotto gli occhi dell'imperatore, non poteva non attirare la sua attenzione. Evidentemente Napoleone si ricordò di averlo veduto sul campo di battaglia e gli si rivolse chiamandolo ancora giovanotto, jeune homme, l'epiteto col quale Bolkonskij gli si era impresso per la prima volta nella memoria.   
   «Et vous, jeune homme? E voi, giovanotto?» gli disse. «Come vi sentite, mon brave?»   
   Sebbene cinque minuti prima il principe Andrej fosse riuscito a dire qualche parola ai soldati che lo trasportavano, adesso rimase in silenzio fissando gli occhi su Napoleone. Gli sembravano così insignificanti, in quel momento, tutti gli interessi che occupavano Napoleone; così piccolo gli sembrava il suo stesso eroe, con quella meschina vanità e gioia della vittoria, in confronto a quel cielo così alto, così giusto e saggio che egli aveva veduto e capito, che non poté neppure rispondergli.   
   E poi tutto sembrava così inutile e insignificante, ora, in confronto a quel corso di pensieri severo e maestoso che suscitavano in lui la debolezza per il sangue perduto, per la sofferenza e l'attesa della morte

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