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imminente. Guardando gli occhi di Napoleone, il principe Andrej pensò alla nullità della grandezza, alla nullità della vita, della quale nessuno può comprendere il significato, e all'ancor maggiore nullità della morte, il cui senso nessun vivente può comprendere e spiegare.   
   L'imperatore si voltò senza aspettare la risposta e, allontanandosi, si rivolse a uno dei comandanti:   
   «Che questi signori siano trattati con ogni cura e trasportati al mio bivacco; e che Larrey, il mio dottore, esamini le loro ferite. Arrivederci, conte Repnin.» Spronò il cavallo, galoppò via.   
   I soldati che trasportavano il principe Andrej e gli avevano tolto la piccola icona d'oro appesa al collo del fratello dalla principessina Mar'ja, vedendo con quanta affabilità l'imperatore si fosse rivolto ai prigionieri, si affrettarono a rimetterla a posto.   
   Il principe Andrej non vide chi e come gliel'avesse rimessa, ma a un tratto si ritrovò sul petto, sopra l'uniforme, la piccola icona appesa alla sottile catenina d'oro.   
   «Sarebbe bello,» pensò il principe Andrej, guardando quell'immagine che la sorella gli aveva appesa al collo con tanto sentimento e devozione, «sarebbe bello se tutto fosse così chiaro e semplice come sembra alla principessina Mar'ja. Come sarebbe bello saper dove cercare aiuto in questa vita e che cosa doversi attendere dopo di essa, laggiù, nella tomba! Come sarei felice e tranquillo se adesso potessi dire: "Signore, abbi pietà di me!..." Ma a chi dirlo? La forza indeterminata, inconcepibile, alla quale non soltanto non posso rivolgermi, ma che non posso nemmeno esprimere a parole, è il tutto o il nulla;» diceva a se stesso, «oppure è quel Dio cucito in questo amuleto dalla principessina Mar'ja? Non c'è nulla, nulla di sicuro, ad eccezione della nullità di

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