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   Gli stessi visi felici, estatici, si rivolsero verso la figura arruffata di Denisov e lo circondarono.   
   «Caro Denisov!» strillò Nataša, fuori di sé per l'entusiasmo; balzò verso di lui, lo abbracciò e lo baciò. Tutti rimasero interdetti di fronte a quel gesto di Nataša. Anche Denisov arrossì; poi sorrise, prese la mano di Nataša e gliela baciò.   
   Denisov venne accompagnato nella stanza che gli era stata preparata, e tutti i Rostov si raccolsero nella stanza dei divani intorno a Nikoluška.   
   Al suo fianco sedeva la vecchia contessa e gli teneva una mano che baciava ogni momento. Gli altri, affollandosi intorno, coglievano ogni suo movimento, ogni sua parola, ogni suo sguardo e non distoglievano da lui gli occhi estatici e traboccanti d'affetto. Il fratello e le sorelle si disputavano e si rubavano a vicenda il posto più vicino a lui e s'azzuffavano per portargli il tè, il fazzoletto, la pipa.   
   Rostov era molto felice dell'amore che gli dimostravano; ma nel primo istante dell'incontro aveva conosciuto una tale beatitudine, che adesso questa felicità gli sembrava ormai troppo poco e continuava ad aspettare qualcosa, ancora e ancora.   
   Stanchi com'erano del viaggio, l'indomani mattina i nuovi arrivati dormirono fino alle dieci.   
   Nella stanza accanto erano state gettate alla rinfusa le sciabole, le sacche, le giberne, i bauli aperti, gli stivali sporchi di fango. Due paia di stivali appena lucidati, con gli speroni, erano stati appoggiati poco prima contro la parete. I domestici portavano i lavamani, l'acqua calda per radersi e gli abiti ripuliti. Nell'aria si sentiva odore di tabacco e di uomini.   
   «Ehi, Gviška, la pipa!» gridò la voce rauca di Vas'ka Denisov. «Vostov,

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