«No, no,» si mise a gridare Nataša. «Di questo noi due abbiamo già parlato. Lo sapevamo che avresti detto così. Ma è una cosa impossibile, perché, capisci, se tu parli così, vuol dire che ti senti legato dalla parola data e allora sembra che lei l'abbia detto apposta. Allora vuol dire che, in fin dei conti, ti sposeresti con lei per forza e ne verrebbe fuori qualcosa che non va.»
Rostov capiva che tutto questo era stato meditato a lungo dalle due fanciulle. Anche il giorno prima Sonja l'aveva colpito per la sua bellezza. Ora, rivedendola di sfuggita, gli era sembrata ancora più bella. Era un'incantevole ragazza di sedici anni, che in modo palese lo amava con tutta la sua passione (di questo egli non aveva mai dubitato nemmeno per un istante). Perché dunque lui non avrebbe dovuto amarla, e perfino sposarla, subito? Ma... adesso c'erano tante altre gioie, tante altre occupazioni! «Sì, l'hanno studiata bene,» pensò, «ma per ora è meglio che resti libero.»
«Va bene,» disse, «ne parleremo. Ah, come sono contento di essere con te!» aggiunse. «Ma dimmi: e tu? Boris, non l'avrai tradito?» le domandò.
«Che sciocchezze!» gridò ridendo Nataša. «Non penso né a lui né a nessuno; non voglio saper niente.»
«Ah, davvero? Ma allora che intenzioni hai?»
«Io?» disse Nataša, e un sorriso felice le illuminò il volto. «Senti, hai mai visto Duport?»
«No.»
«Il famoso Duport, il ballerino, non l'hai mai visto? Allora non puoi capire. Io, ecco, guarda...»
E Nataša, inarcando le braccia e sorreggendo la gonna come si fa quando ci si accinge a ballare, fece di corsa alcuni passi, si rigirò, fece un