spostare tutto il corpo, seduto com'era su quello sporto inclinato. Egli si mosse tutto; il suo braccio e la sua testa ebbero nello sforzo un tremito ancor più violento. Una mano si alzò per afferrarsi al davanzale, ma tornò ad abbassarsi. Pierre chiuse di nuovo gli occhi e si disse che non li avrebbe più riaperti. A un tratto sentì che tutto intorno s'era rimesso in movimento. Guardò: Dolochov era in piedi sul davanzale, la sua faccia era pallida e soddisfatta.
«Vuota!»
Gettò la bottiglia all'inglese che l'acchiappò al volo. Poi saltò giù. Esalava un forte puzzo di rhum.
«Magnifico! Bravissimo! Questa sì che è una scommessa! Che il diavolo vi porti tutti!» gridavano da ogni parte.
L'inglese aveva preso il borsellino e contava i denari. Dolochov, accigliato, taceva. Pierre balzò sulla finestra.
«Signori! Chi vuole scommettere con me? Farò anch'io la stessa cosa,» gridò lui a un tratto. «Anzi, non c'è nemmeno bisogno di scommettere. Fatemi portare la bottiglia. Avanti, fatemela portare.»
«Faccia pure, se ci tiene!» esclamò Dolochov sorridendo.
«Sei impazzito? Come vuoi che ti si permetta una cosa simile? Ma se ti gira la testa persino sulle scale!» presero a dire da varie parti.
«La berrò tutta; date qui una bottiglia di rhum!» gridò Pierre, picchiando sulla tavola con un gesto deciso da ubriaco, e montò sulla finestra.
Lo afferrarono per le braccia, ma era così forte che scaraventava lontano tutti quelli che gli si accostavano.
«No, così non è possibile convincerlo,» disse Anatol'; «aspettate, so io come ingannarlo. Ascolta, scommetto io con te, ma domani, perché adesso