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sentimenti di adorazione allora in voga a Mosca per l'imperatore Aleksandr Pavloviè, al quale in quell'epoca era stato attribuito l'appellativo di «angelo incarnato».   
   Durante questo breve soggiorno in città, prima di ripartire per l'esercito, Rostov non solo non si avvicinò maggiormente a Sonja, ma, al contrario, se ne allontanò. Lei era molto bella, graziosa e in modo palese appassionatamente innamorata di lui; ma Nikolaj attraversava quel periodo della giovinezza in cui sembra che ci siano tante cose da fare, da non aver tempo per occuparsi di questo, il momento in cui un giovane ha paura di legarsi e ha cara quella libertà personale indispensabile a molte altre cose. Quando nel corso di questo nuovo suo soggiorno a Mosca pensava a Sonja, diceva tra sé: «Ah, ce ne saranno ancora tante altre come lei; anzi, ci sono già, in qualche posto, e io non le conosco ancora. Quando lo vorrò, potrò sempre occuparmi anche dell'amore, ma adesso non ne ho il tempo.» Inoltre, gli pareva che nel dedicarsi alle compagnie femminili ci fosse qualcosa d'umiliante per la sua mascolinità. Andava ai balli e frequentava signore e signorine fingendo di fare questo contro la sua volontà. Le corse, il Club inglese, le baldorie con Denisov, le visite laggiù erano un'altra cosa: tutto questo si addiceva a un baldo ussaro.   
   Ai primi di marzo il vecchio conte Il'ja Andrejè Rostov era tutto preso dai preparativi per un pranzo al Club inglese col quale si intendeva degnamente accogliere il principe Bagration.   
   Il conte, in veste da camera, andava avanti e indietro per la sala, dando disposizioni all'economo del circolo e al celebre Feoktist, il capo cuoco del Club inglese, in merito agli asparagi, ai cetrioli freschi, alle fragole, al vitello e al pesce per il pranzo offerto al principe Bagration. Sin dal giorno della fondazione del Club il conte ne era membro

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