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e presidente. Ora il Club gli aveva affidato l'organizzazione della festa in onore di Bagration, perché non c'era nessuno che sapesse organizzare un banchetto con altrettanta larghezza e senso d'ospitalità, e soprattutto non c'era chi fosse disposto, come lui, a rimetterci volentieri di tasca sua se ciò fosse stato necessario per la buona riuscita della cena. Il cuoco e l'economo del Club ascoltavano con facce radiose gli ordini del conte, perché sapevano che soltanto con lui si poteva guadagnar tanto su un pranzo del costo di diverse migliaia di rubli.   
   «Allora, bada bene, metti dei funghi nel brodo di tartaruga. Hai capito?»   
   «Ci saranno tre piatti freddi, dunque?...» domandò il cuoco.   
   Il conte rimase soprappensiero.   
   «Meno di tre non è possibile... la maionese, uno,» disse, piegando un dito...   
   «Allora dobbiamo comperare gli sterleti grossi?» domandò l'economo.   
   «Che cosa vuoi farci? Prendili, se proprio non vogliono farti uno sconto. Oh, santo cielo, a momenti me ne scordavo. Ci vuole un altro antipasto per la tavola. Ah, padri miei!» E il conte si prese la testa fra le mani. «Già, e chi porterà i fiori? Miten'ka! Ehi, Miten'ka! Fa' un salto, qui vicino a Mosca,» disse, rivolgendosi all'amministratore che era accorso alla sua chiamata. «Fa' un salto alla mia proprietà qui vicino a Mosca e ordina a Maksim, il giardiniere, di chiamare subito a raccolta i contadini. Di' che faccia portare qui tutti i fiori delle serre, e che li avvolga per bene nei panni di feltro. Digli che per venerdì devono esserci qui duecento vasi.»   
   Dopo aver dato altre disposizioni, il conte stava per andare dalla contessa e riposarsi un poco; ma si ricordò di qualcos'altro che

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