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occorreva, tornò indietro, richiamò il cuoco e l'economo e riprese a dare disposizioni. Sulla soglia si udì un leggero passo maschile, un tinnire di speroni, ed entrò il giovane conte, bello, colorito, coi suoi baffetti neri, che palesemente si compiaceva della vita pacifica di Mosca e vi si crogiolava.   
   «Ah, mio caro, ho la testa che mi gira,» disse il vecchio, come vergognoso e sorridendo al figlio. «Se almeno ci fossi tu ad aiutarmi! Mancano ancora i cantori. L'orchestra ce l'ho, ma che dici? Se facessi venire anche gli zingari? È roba che a voi militari piace.»   
   «Davvero, papà, credo proprio che quando il principe Bagration si preparava alla battaglia di Schöngraben si dava meno da fare di voi adesso,» disse sorridendo il figlio.   
   Il vecchio conte finse di andare in collera.   
   «Sì, sì... dovresti provare, tu, invece di chiacchierare tanto!»   
   E il conte si rivolse al cuoco il quale, dal suo volto intelligente e rispettoso, attento e affabile, lanciava sguardi ora al padre ora al figlio.   
   «Come sono questi giovani, eh, Feoktist?» disse il conte. «Ci prendono in giro, noialtri vecchi.»   
   «Che volete farci, eccellenza; a loro piace mangiar bene, ma, quanto a preparar tutto e a servire, non è cosa che li riguardi.»   
   «Già, proprio così!» esclamò il conte, e afferrando allegramente il figlio per tutt'e due le braccia aggiunse: «Stammi a sentire, capiti proprio a puntino! Prendi subito la slitta a due cavalli, va' da Bezuchov e digli che Il'ja Andrejè ti ha mandato a chiedergli delle fragole e degli ananassi freschi. Non se ne potrebbe trovare da nessun altro. Se lui non fosse in casa, va' dalle principessine e chiedili a loro. Dopo va' a

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