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case e nei loro circoli privati; così, i moscoviti che parlavano sulla base delle voci altrui (e tra questi anche Il'ja Andrejè Rostov), per un certo periodo non coltivarono alcuna opinione precisa sull'andamento della guerra. I moscoviti sentivano che qualcosa non andava, ma pensavano che giudicare quelle notizie sfavorevoli era difficile, e che perciò era meglio tacere. Dopo qualche tempo, tuttavia, come i giurati escono dalla camera di consiglio, riapparvero anche i pezzi grossi che davano il la all'opinione del Club e tutti si misero a parlare in termini chiari e con cognizione di causa. Erano stati accertati i motivi di quell'avvenimento incredibile, impossibile, inaudito, e cioè la sconfitta dei russi. Tutto diventò chiaro e in ogni angolo di Mosca tutti presero a ripetere la stessa cosa. Questi motivi erano: il tradimento degli austriaci, il cattivo approvvigionamento dell'esercito, il tradimento del polacco Przebyszewski e del francese Langeron, l'incapacità di Kutuzov e (lo si diceva sottovoce) la giovinezza e l'inesperienza del sovrano, che si era affidato a persone malvage e inette. Ma le truppe, dicevano tutti, le truppe russe erano state straordinarie, avevano compiuto prodigi di valore. I soldati, gli ufficiali, i generali erano altrettanti eroi. L'eroe degli eroi era, comunque, il principe Bagration, che si era coperto di gloria con la sua impresa di Schöngraben e con la ritirata da Austerlitz, dove solo lui aveva saputo mantenere la sua colonna in buon ordine e aveva respinto per tutta la giornata un nemico due volte superiore. Al fatto che i moscoviti avessero eletto Bagration a loro eroe contribuiva la circostanza che a Mosca egli non aveva parenti e conoscenti, ed era praticamente un estraneo. Nella sua persona si rendeva onore al semplice combattente russo, senza relazioni e intrighi, ancora legato ai ricordi della campagna d'Italia e al nome di Suvorov. Oltre a

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