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conte Rastopčin, a Valuev e a Naryškin. Rastopčin raccontava come i russi fossero stati schiacciati dagli austriaci in fuga e avessero dovuto aprirsi con la baionetta un varco tra i fuggitivi.   
   Valuev riferiva confidenzialmente che il generale Uvarov era stato inviato da Pietroburgo per indagare sull'opinione dei moscoviti a proposito della battaglia di Austerlitz.   
   In un terzo circolo Naryškin parlava della seduta del Consiglio di guerra austriaco, durante la quale Suvorov si era messo a gridare come un ossesso in risposta alle idiozie dei generali austriaci. Šinšin, anch'egli presente, disse scherzando che evidentemente Kutuzov aveva imparato male da Suvorov, anche l'arte tutt'altro che difficile di gridare come un ossesso; ma gli anziani lanciarono un'occhiata severa a quest'uomo che voleva far dello spirito, lasciandogli intendere cosě che in quella circostanza e in quel lungo era sconveniente parlare di Kutuzov in simili termini.   
   Il conte Il'ja Andrejč Rostov, indaffarato e frettoloso, si muoveva avanti e indietro con le sue scarpe morbide dalla sala da pranzo al salone, salutando in fretta e allo stesso modo le persone piů o meno importanti che egli conosceva tutte, senza distinzione; di tanto in tanto cercava con gli occhi il suo elegante e prode figliuolo, fermava gioiosamente lo sguardo su di lui e gli ammiccava con gli occhi. Nikolaj era in piedi vicino a una finestra in compagnia di Dolochov, che aveva conosciuto da poco e alla cui conoscenza teneva in modo speciale. Il vecchio conte si avvicinň e strinse la mano a Dolochov.   
   «Vieni a casa nostra, te ne prego, dal momento che conosci il mio figliolo... laggiů avete fatto delle prodezze, insieme... Ah, Vasilij Ignat'ič!... salve, vecchio mio,» aggiunse poi, rivolgendosi a un anziano

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