risposta, quasi impossessandosi di lui lo circondarono e lo guidarono verso il salotto. Per la porta del salotto non era possibile passare a causa dei soci e degli invitati che vi si erano assiepati, che si pigiavano a vicenda e attraverso le spalle dei vicini allungavano il collo per guardare Bagration come se fosse stato una bestia rara. Il conte Il'ja Andrejè, con più energia di tutti gli altri, spingeva indietro la folla ridendo e ripetendo: «Largo, mon cher, largo, largo!» e portò gli ospiti nel salotto facendoli sedere sul divano centrale. I personaggi di maggior prestigio, i soci più rispettabili del Club circondarono i nuovi venuti. Il conte Il'ja Andrejè, facendosi di nuovo largo tra la folla, uscì dal salotto e ricomparve un minuto più tardi, accompagnato da un altro anziano del Club, recando un grande piatto d'argento che presentò al principe Bagration. Sul piatto posava un foglio con dei versi composti e stampati in onore dell'eroe. Bagration, vedendo il piatto, si guardò in giro con aria spaventata, come cercando aiuto. Sentendosi in balia di quella gente, con gesto deciso afferrò il piatto con tutte e due le mani, e lanciò uno sguardo desolato, pieno di rimprovero, al conte che gliel'aveva presentato. Qualcuno, servizievole, tolse il piatto dalle mani di Bagration, giacché questi sembrava disposto a tenerlo a quel modo per tutta la serata, senza lasciarlo nemmeno per andare a tavola, e attirò la sua attenzione sui versi. «E va bene, li leggerò,» parve dire Bagration e, rivolti i suoi occhi stanchi al foglio di carta, prese a leggere con un'aria seria e concentrata. Allora l'autore stesso di quei versi prese il foglio e cominciò a leggerlo. Il principe Bagration chinò il capo e si pose in ascolto.
Il secol d'Alessandro in te si esalti