difendi il nostro Tito sul suo trono,
sii ferreo duce e a un tempo generoso,
Rifeo in patria, Cesare sul campo.
E che il sin qui felice Napoleone,
conoscendo per prova Bagration,
più non osi turbare i russi Alcidi...
Ma non aveva ancora terminato di declamare i suoi versi, che la voce stentorea del maggiordomo annunciò: «Il pranzo è servito!» La porta venne spalancata, dalla sala da pranzo risuonò la polonaise: «Tuono della vittoria, echeggia, gioisci, Russia vittoriosa», e il conte Ilj'a Andrejè, dopo aver gettato uno sguardo contrariato all'autore dei versi che continuava la sua lettura, fece un grande inchino a Bagration. Tutti si alzarono, sentendo che il pranzo era più importante della poesia, e di nuovo Bagration s'incamminò davanti a tutti, verso la tavola. Al posto d'onore, fra i due Alessandri, Beklešov e Naryškin - il che non mancava d'avere un significato in riferimento al nome dell'imperatore - fecero accomodare Bagration. Trecento persone si disposero poi nella sala da pranzo, più o meno vicino all'ospite che si onorava, a seconda dei gradi e dell'importanza di ognuno, così come l'acqua si allarga e si spande maggiormente ove il fondo è più basso.
Proprio sul punto di cominciare il pranzo il conte Il'ja Andrejè presentò suo figlio al principe. Bagration, che l'aveva riconosciuto, disse qualche parola sconnessa e imbarazzata, come del resto tutte le parole che disse quel giorno. Mentre Bagration parlava con suo figlio, il conte Il'ja Andrejè guardava tutti dall'alto con gioia e con fierezza.
Nikolaj Rostov sedeva con Denisov e il suo nuovo amico Dolochov quasi