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al centro della tavolata. Di fronte a loro era seduto Pierre, a fianco del principe Nesvickij. Il conte Il'ja Andrejè era seduto davanti a Bagration con gli altri anziani del Club e si era messo al servizio del principe, personificando la cordialità moscovita.   
   Le sue fatiche non erano state vane. I suoi pranzi, fossero di magro o di grasso, erano sempre stupendi; e nondimeno egli non si sentì del tutto tranquillo fino a quando il banchetto non fu concluso. Ammiccava al dispensiere, bisbigliava ordini ai servitori e attendeva non senza emozione ogni portata, che pur conosceva. Tutto era magnifico. Fin dalla seconda portata, insieme al gigantesco storione (alla vista del quale Il'ja Andrejè arrossì di compiacenza e di timidezza), i domestici cominciarono a far saltare i turaccioli e a versare lo champagne. Dopo il pesce, che produsse una certa impressione, Il'ja Andrejè scambiò un'occhiata con gli altri anziani del Club.   
   «Ci saranno molti brindisi, è tempo di cominciare!» sussurrò. Prese in mano il calice e si alzò.   
   Tutti tacquero in attesa di ciò che avrebbe detto.   
   «Alla salute di sua maestà l'imperatore!» gridò mentre i suoi occhi buoni si inumidivano di lacrime di gioia e d'entusiasmo. Nello stesso istante l'orchestra riprese a suonare: «Tuono della vittoria, echeggia». Tutti si alzarono dai loro posti e gridarono «urrà!». Anche Bagration gridò «urrà!» con la stessa voce con la quale lo aveva gridato sul campo di Schöngraben. La voce entusiasta del giovane Rostov emerse sopra tutte le trecento voci. Egli per poco non piangeva.   
   «Alla salute di sua maestà l'imperatore,» gridò, «urrà!»   
   Bevve d'un fiato il suo calice, poi lo scaraventò per terra. Molti seguirono il suo esempio. A lungo continuarono quelle grida. Quando le

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