Pierre sedeva di fronte a Dolochov e a Nikolaj Rostov. Mangiava e beveva avidamente, come sempre, del resto. Ma chi lo conosceva bene capiva che quel giorno in lui era intervenuto un grande cambiamento. Durante tutto il pranzo rimase in silenzio, guardandosi attorno con gli occhi socchiusi e le sopracciglia aggrottate, oppure, con lo sguardo fisso e l'espressione assente, si fregava con il dito la radice dei naso. La sua faccia era cupa, costernata. Sembrava che non vedesse e non sentisse nulla di ciò che accadeva intorno a lui, e inseguisse un solo pensiero, penoso e non risolto.
Questa questione irrisolta che lo torturava erano le allusioni fattegli a Mosca dalla principessina circa l'assiduità di Dolochov presso sua moglie e la lettera anonima ricevuta quella mattina, nella quale, in quel tono di volgare motteggio proprio di tutte le lettere anonime, si diceva che, nonostante i suoi occhiali, lui vedeva male, e che la relazione di sua moglie con Dolochov era un segreto per lui soltanto. Pierre non aveva assolutamente creduto né alle allusioni della principessina, né alla lettera, ma adesso evitava di guardare Dolochov che gli stava seduto di fronte. Ogni volta che per caso il suo sguardo s'incontrava con i begli occhi sfrontati di Dolochov, Pierre sentiva che qualcosa di orribile, di mostruoso gli nasceva nell'anima, e si affrettava a guardare altrove. Ricordando senza volerlo tutto il passato di sua moglie e i suoi rapporti con Dolochov, Pierre si rendeva conto che quanto era scritto nella lettera poteva rispondere al vero, sarebbe potuto sembrare la verità se non si fosse trattato di sua moglie. Pierre non poteva non ricordarsi come Dolochov, il quale era stato completamente riabilitato dopo la campagna, fosse tornato a Pietroburgo e si fosse recato da lui. Approfittando della sua vecchia amicizia con Pierre, nel ricordo delle loro baldorie, Dolochov