Pierre, il quale faceva spicco fra i convitati per la sua figura assorta, distratta e massiccia. Rostov guardava Pierre senza alcuna benevolenza, innanzitutto perché, ai suoi occhi di ussaro, Pierre altro non era se non un ricco borghese, il marito di una bella donna, in breve una femminuccia; in secondo luogo, perché Pierre, assorto e distratto qual era, non l'aveva riconosciuto e non aveva risposto al suo saluto. Quando si erano messi a bere alla salute dell'imperatore, Pierre, soprappensiero, non si era alzato in piedi e non aveva levato il calice.
«Ma voi che fate?» gli aveva gridato Rostov, fissandolo con uno sguardo entusiasta e al tempo stesso corrucciato. «Non sentite? Si brinda alla salute di sua maestà l'imperatore!»
Con un sospiro Pierre si alzò docilmente in piedi, tracannò il suo calice e, dopo aver atteso che tutti tornassero a sedere, si rivolse a Rostov col suo sorriso buono.
«Non vi avevo riconosciuto,» disse.
Ma Rostov aveva ben altro a cui pensare: stava gridando «urrà!».
«Perché non rinnovi la conoscenza,» disse Dolochov a Rostov.
«Oh, quello è un imbecille, che Dio lo conservi,» rispose Rostov.
«Bisogna avev viguavdo pev i maviti delle belle donne,» disse Denisov.
Pierre non sentiva quello che dicevano, ma sapeva che parlavano di lui. Arrossì e si volse dalla parte opposta.
«Ebbene, ora brindiamo alla salute delle belle donne,» esclamò Dolochov, e con un'espressione seria, ma un sorriso tirato agli angoli della bocca, si rivolse a Pierre tenendo il calice in mano.
«Alla salute delle belle donne, Petruša, e dei loro amanti.»
Pierre, con gli occhi bassi, bevve dal suo calice senza guardare Dolochov e senza rispondergli. Il domestico che distribuiva il testo della