qui avesse trovato l'amministratore capo il quale gli aveva fatto un rispettoso inchino, aveva dato un'occhiata a lui, poi alla sua vestaglia, e aveva avuto un lieve sorriso, come a manifestare così una deferente partecipazione alla felicità del suo principale.
«Quante volte sono stato fiero di lei, della sua maestosa bellezza, del suo garbo mondano,» pensava; «orgoglioso di questa mia casa in cui lei riceveva tutta Pietroburgo, orgogliosa di quella sua inaccessibile bellezza. Ma di che cosa ero orgoglioso? Allora credevo di non capirla. Quante volte, meditando sul suo carattere, mi sono detto che la colpa era mia, che io non la capivo, non capivo quella sua perpetua tranquillità, quella compiacenza di sé, e quell'assenza di passioni e di desideri; e tutto l'enigma stava in questa terribile parola, che lei è una donna viziosa; mi sono detto questa terribile parola e tutto è diventato chiaro! Anatol' veniva da lei a farsi prestare del denaro e la baciava sulle spalle nude. Lei denaro non gliene dava, ma permetteva che lui la baciasse. Suo padre, scherzando, eccitava la sua gelosia; ma lei con un tranquillo sorriso rispondeva che non era così stupida da essere gelosa. Faccia pure quello che vuole, diceva di me. Una volta le domandai se non sentisse dei sintomi di gravidanza. Lei è scoppiata in una risata sprezzante e ha detto che non era così sciocca da desiderare di avere dei figli, e che da me figli non ne avrebbe mai avuti.»
Poi ricordò la grossolanità, la chiarezza delle idee di lei e la volgarità delle espressioni che le erano proprie nonostante l'educazione ricevuta nell'ambiente della migliore aristocrazia. «Non sono mica un'idiota... provati tu... allez vous promener,» diceva. Sovente, al cospetto del successo che ella incontrava fra gli uomini vecchi e giovani, e anche fra le donne, Pierre non riusciva a capacitarsi del perché egli,