invece, non l'amasse. «Sì, io non l'ho mai amata,» diceva ora a se stesso, «io lo sapevo che lei è una donna corrotta,» andava ripetendosi, «ma non osavo confessarlo a me stesso. E adesso Dolochov: eccolo disteso sulla neve. Sorride a fatica e muore, forse, anche ora, rispondendo con una bravata al mio pentimento.»
Pierre era una di quelle persone che, nonostante una apparente cosiddetta debolezza di carattere, non cercano persone a cui confidare il proprio dolore. Egli si travagliava in solitudine.
«E colpevole di tutto è lei, lei sola,» diceva a se stesso. «Ma da questo che altro deriva? Perché mi sono legato a lei, perché le ho detto quelle parole, je vous aime, che erano una menzogna e ancor peggio di una menzogna?» si ripeteva. «La colpa è mia e ora devo sopportare... Che cosa? Che il mio nome sia disonorato, la mia vita infelice? Ma sono tutte sciocchezze,» pensò, «l'onore, il disonore... sono tutte cose convenzionali, indipendenti da me. Luigi XVI è stato giustiziato perché loro dicevano che era disonesto e criminale,» pensava Pierre; «e dal loro punto di vista avevano ragione, come pure avevano ragione quelli che per lui erano periti di una morte da martiri e lo annoveravano fra i santi. Poi Robespierre era stato giustiziato perché era un despota. Chi aveva ragione, chi aveva torto? Nessuno. Ma giacché sei vivo, ebbene: vivi! Domani morirai, come potevo morire io, un'ora fa. Vale la pena di tormentarsi, quando non si vive che un istante, in confronto all'eternità?»
Ma nel momento stesso in cui si sentiva tranquillizzato da questo genere di considerazioni, all'improvviso gli si presentava lei nei momenti in cui egli le esprimeva con maggior intensità il suo amore insincero; allora Pierre si sentiva affluire il sangue al cuore e di nuovo cedeva