caffè e fosse uscito. Pierre la guardava timidamente attraverso gli occhiali e, come una lepre accerchiata dai cani appiattisce le orecchie e continua a restare accucciata alla vista dei suoi nemici, così anch'egli provò a continuare la sua lettura; ma si rese conto che ciò era insensato, impossibile; e di nuovo le rivolse una timida occhiata. Lei non si era seduta e lo guardava con un sorriso di disprezzo, aspettando che il cameriere fosse uscito.
«Che cosa significa tutto questo? Che cosa avete combinato, ancora?» chiese severamente.
«Io? Che c'entro io?» disse Pierre.
«A quanto sembra, volete apparire coraggioso! Su, rispondete, che cosa significa questo duello? Che cosa volevate dimostrare? Che cosa? Vi sto facendo una domanda precisa.»
Pierre si voltò pesantemente sul divano, aprì la bocca, ma non poté rispondere.
«Se non volete rispondere, ve lo dirò io...» proseguì Hélène. «Voi credete a tutto quello che vi dicono. Vi hanno detto...» e scoppiò a ridere, «che Dolochov è il mio amante,» disse poi in francese con la sua brutale precisione di termini, pronunciando la parola «amante» come se fosse stata una parola qualsiasi: «E voi lo avete creduto! Ma con questo cos'avete dimostrato? Che cos'avete dimostrato con questo duello? Che siete un idiota, que vous étes un sot. Ma questo lo sapevano già tutti! E quale sarà la conseguenza di tutto questo? Che io diventerò lo zimbello di tutta Mosca; che chiunque potrà dire che voi, in stato di ubriachezza, in stato d'incoscienza, avete sfidato a duello un uomo di cui siete geloso senza alcun fondamento...» Hélène si andava accalorando e alzava sempre più la voce, «e che. è migliore di voi sotto tutti i rapporti...»