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   «Hmm... hmm...» mugolava Pierre, corrugando la faccia, senza guardarla e senza fare la minima mossa.   
   «E come avete potuto credere che fosse il mio amante?... Come? Forse perché mi è gradita la sua compagnia? Se voi foste più intelligente e più simpatico, avrei preferito la vostra.»   
   «Tacete, ve ne prego,» mormorò Pierre con voce rauca.   
   «E perché dovrei tacere? Io ho tutto il diritto di parlare, e dirò francamente che ben poche donne con un marito come voi non si prenderebbero degli amanti, des amants, ma io questo non l'ho fatto,» rispose Hélène.   
   Pierre avrebbe voluto dir qualcosa: la guardò con occhi strani, di cui ella non comprese l'espressione, e tornò a sdraiarsi. In quel momento egli soffriva fisicamente: provava un senso di oppressione al petto e non riusciva a respirare. Sapeva che avrebbe dovuto fare qualcosa per porre fine a quella sofferenza, ma ciò che intendeva fare era troppo terribile.   
   «È meglio che noi ci separiamo,» disse Pierre con voce soffocata.   
   «Separarci? Benissimo, purché voi mi assegniate un patrimonio,» rispose lei. «Separarci! Credete, con questo, di spaventarmi?»   
   Pierre saltò su dal divano e si gettò su di lei barcollando.   
   «Io ti ammazzo!» gridò; e, afferrata la lastra di marmo di un tavolo con una forza che sino a quel momento non sapeva di avere, fece un passo verso di lei, nell'atto di scaraventargliela addosso.   
   Il volto di Hélène assunse un'espressione spaventosa. Ella lanciò un grido e fuggì via. In lui s'era ridestata la natura del padre. Pierre sentì il trasporto e il fascino del furore. Scaraventò via la lastra fracassandola e, avvicinandosi a Hélène con le braccia spalancate, si mise a gridare: «Fuori!» con una voce così terribile che in tutta la casa quel

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