bandiera in mano, in testa al reggimento, da eroe degno di suo padre e della sua patria. Con unanime rincrescimento, mio e di tutto il nostro esercito, ignoriamo fino ad ora se egli sia vivo o no. Mi lusingo, insieme con voi, che vostro figlio sia vivo, giacché in caso contrario figurerebbe anch'egli nell'elenco degli ufficiali rinvenuti sul campo di battaglia che mi è stato trasmesso per mezzo dei parlamentari.»
Il vecchio principe ricevette questa notizia a tarda sera mentre era solo nel suo studio; il giorno dopo, come di abitudine, andò a fare la sua passeggiata mattutina, ma si mostrò taciturno con l'amministratore, col giardiniere e con l'architetto, e sebbene si capisse che era irritato, non si confidò con nessuno.
Quando alla solita ora la principessina Mar'ja si era recata da lui, egli stava al tornio e lavorava; ma non si voltò a guardarla come di consueto.
«Ah, la principessina Mar'ja!» esclamò in tono innaturale: e gettò lo scalpello. (La ruota girava ancora per inerzia. La principessina Mar'ja ricordò poi per molto tempo quel cigolio morente della ruota, che si era fuso dentro di lei con tutto ciò che era seguito.)
La principessina Mar'ja si avvicinò, vide la faccia di suo padre e a un tratto qualcosa le si spezzò nel cuore. La vista le si oscurò. Dal volto del padre, da quel volto non triste, né afflitto, ma adirato e contratto dallo sforzo che faceva per dominarsi, comprese che una sventura terribile, una sventura che l'avrebbe schiacciata, incombeva su di lei. Una sventura che ancora non conosceva, irrimediabile, inconcepibile: la morte di una persona amata.
«Mon père! Andrè!» esclamò la goffa, sgraziata principessina, con una grazia così inesprimibile nel suo dolore e nel suo oblio di se stessa, che