il padre non poté sostenerne lo sguardo e con un singhiozzo si volse dall'altra parte.
«Ho ricevuto la notizia. Fra prigionieri non figura, fra gli uccisi non c'è. A quanto scrive Kutuzov,» esclamò con voce acuta, come se con quel grido avesse voluto scacciare la principessina, «non può che esser morto.»
La principessina non cadde, non venne meno. Era già pallidissima, ma quando ebbe udito quelle parole, il suo viso si trasformò e qualcosa brillò nei suoi magnifici occhi raggianti. Come se una gioia, una gioia suprema, indipendente dalle tristezze e dalle gioie di questo mondo, traboccasse al di sopra del dolore che la opprimeva. Ella dimenticò il timore che aveva di suo padre; gli si accostò, lo prese per una mano, lo attrasse a sé e gli cinse con le braccia il collo magro, dalle vene sporgenti.
«Mon père,» disse. «Non respingetemi; piangiamo insieme.»
«Miserabili, vigliacchi!» si mise a gridare il vecchio allontanando il volto da lei. «Condurre a rovina l'esercito, perdere gli uomini! Perché? Per che cosa? Va', va' a dirlo a Lise.»
La principessina si lasciò cadere senza forze in una poltrona accanto a suo padre e scoppiò a piangere. Ora rivedeva il fratello nel momento in cui si congedava da lei e da Lise con quel viso dolce e insieme altero. Lo vedeva nel momento in cui, con un misto di tenerezza e di ironia, si era messo al collo la piccola icona. «Credeva? Si era pentito della sua incredulità? Era là, adesso? Là, dove regnano la pace e la beatitudine perpetue?» pensava.
«Mon père, ditemi, com'è stato?» domandò, fra le lacrime.
«Va', va'. È caduto nella battaglia alla quale hanno portato i migliori