Indice   [800x750]    Website Info


da un momento all'altro, erano stati inviati cavalli freschi sulla strada maestra, e alla svolta della strada vicinale erano stati mandati anche uomini a cavallo muniti di lanterne, per accompagnare il medico e fargli strada tra i fossi e i pantani coperti di neve.   
   Già da un pezzo la principessina Mar'ja aveva messo da parte il libro: sedeva in silenzio fissando gli occhi raggianti sulla faccia rugosa della njanja che conosceva sin nei minimi particolari, su una ciocca di capelli grigi che spuntava da sotto il fazzoletto, sulla pelle floscia che le pendeva sotto il mento.   
   La njanja Savišna, con la calza fra le mani, raccontava con voce quieta, senza udire né capire lei stessa le proprie parole, cose raccontate centinaia di volte, su come la defunta principessa avesse partorito la principessina Mar'ja a Kišinëv, assistita da una contadina moldava che fungeva da levatrice.   
   «Se Dio vuole, i dottori non sono mai necessari,» diceva.   
   All'improvviso una raffica di vento investì uno dei telai senza vetri della stanza (per volontà del principe, all'arrivo delle allodole si toglieva sempre il doppio telaio a una finestra di ogni camera), e facendo scattare la maniglia mal chiusa, fece sbattere le tende di seta e spense la candela con una folata di freddo e di neve.   
   La principessina Mar'ja trasalì; la niania, posata la calza, si avvicinò alla finestra e, sporgendosi, fece l'atto di afferrare l'imposta che s'era spalancata. Il vento gelido scuoteva le punte del suo fazzoletto e le grige ciocche di capelli che ne uscivano di sotto.   
   «Principessina, matuška, c'è qualcuno che viene lungo il prešpekt!» disse, tenendo l'imposta senza richiuderla. «Con le lanterne: dev'essere il dottore...»   

Questo capitolo in: Inglese Francese Tedesco Avanti