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   «Ah, che Dio sia lodato!» esclamò la principessina Mar'ja. «Bisogna andargli incontro: lui non sa parlare russo.»   
   La principessina Mar'ja si gettò addosso uno scialle e corse incontro all'ospite. Attraversando l'anticamera, vide dalla finestra che all'ingresso c'era una carrozza attorniata da lanterne. Uscì sulle scale. Sul pilastro della balaustra era posata una candela di sego che il vento faceva colare. Il domestico Filipp, con la faccia spaventata, era più in basso, sul primo pianerottolo della scala e reggeva un'altra candela. Ancora più in basso, oltre la rampa della scala, si udivano avvicinarsi dei passi. E, così almeno parve alla principessina Mar'ja, una voce nota stava dicendo qualcosa.   
   «Dio sia lodato!» diceva la voce. «E il babbo?»   
   «S'è sdraiato a riposare,» rispondeva la voce del maggiordomo Dem'jan, che si trovava già al pianterreno.   
   Poi la voce disse ancora qualcosa, qualcosa rispose Dem'jan, e i passi degli stivali di feltro cominciarono ad avvicinarsi più rapidi dietro l'invisibile svolta della scala. «Questo è Andrej!» pensò la principessina Mar'ja. «No, non può essere, sarebbe una cosa troppo straordinaria,» pensò ancora; e nel momento stesso in cui formulava questo pensiero, sul pianerottolo ove si trovava il domestico con la candela apparvero la figura e il volto del principe Andrej in pelliccia, col bavero coperto di neve. Sì, era lui, pallido e smagrito, e un'espressione mutata, stranamente raddolcita ma colma d'ansietà. Infilò la rampa delle scale e abbracciò la sorella.   
   «Non avete ricevuto la mia lettera?» domandò e, senza attendere la risposta - che in ogni caso non avrebbe avuto perché la principessina non poteva parlare - tornò indietro e, insieme con l'ostetrico che saliva

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