durante il pranzo fu molto affettuoso e cauto nel rivolgersi a entrambi. Quella stessa sera doveva esserci uno di quei balli da Jogel, che egli dava in occasione delle feste per i suoi allievi ed allieve.
«Nikolen'ka, verrai anche tu da Jogel? Ti prego, vieni,» gli disse Nataša, «lui ha insistito perché tu ci venga. Anche Vasilij Dmitrič (cioč Denisov) ci viene.»
«Dove non andvei pev ovdine della contessa!» disse Denisov che in casa Rostov si era scherzosamente assunto il ruolo di cavalier servente di Nataša. «Sono pvonto a ballave anche il pas de châle.»
«Se farň in tempo! Ho promesso di andare dagli Archarov; c'č un ricevimento in casa loro,» rispose Nikolaj. «E tu?...» si rivolse poi a Dolochov. Ma appena ebbe posta quella domanda, si accorse che non avrebbe dovuto farlo.
«Sě, puň darsi...» rispose Dolochov in tono freddo e irritato, dopo aver lanciato un'occhiata a Sonja; e, accigliatosi, guardň Nikolaj con la stessa espressione con la quale aveva guardato Pierre al pranzo del Club.
«Qualcosa c'č,» pensň Nikolaj, ed ebbe ancora una conferma a quella supposizione quando Dolochov subito dopo il pranzo se ne andň. Allora chiamň Nataša e le domandň che cosa fosse accaduto.
«Ti stavo appunto cercando,» disse Nataša, accorrendo verso di lui. «Io te lo dicevo, ma tu non volevi crederci!» aggiunse con aria trionfante. «Dolochov ha chiesto la mano di Sonja!»
Per quanto poco si fosse occupato di Sonja in quel periodo nell'udire quelle parole Nikolaj ebbe l'impressione che qualcosa s'infrangesse dentro di lui. Dolochov era un ottimo partito e, sotto certi aspetti, perfino brillante per Sonja, che era orfana e senza dote. Dal punto di vista della vecchia contessa e del mondo sarebbe stato un errore opporre un rifiuto.